Sette anni di tradizioni e passione

Intervista a Graziano Cennamo Presidente di PugliArmonica

 

PugliArmonica compie sette anni. Pochi rispetto ai tanti obiettivi raggiunti e alle attività svolte. Tanti se si pensa che l’associazione è nata da un gruppo di giovani appassionati della tradizione. Giovani innovatori che hanno ridato vita al valore della festa patronale nella tradizione salvaguardandone l’autenticità, in un tempo relativamente breve, grazie a passione e caparbietà. Motore e anima di PugliArmonica è Graziano Cennamo, dal quale tutto nacque e col quale tutto prende continua spinta.

Cosa diresti pensando a questi sette anni?

Non mi piace parlare di compleanno, ma ogni 2 dicembre si fa il punto della situazione. Posso mettere in fila tantissimi sacrifici e moltissime cose positive, la crescita, le relazioni intessute, il lavoro continuo sul territorio a stretto contatto con tutti gli operatori del nostro settore. Abbiamo fatto strada, abbiamo camminato tanto e un po’ più veloce di come si è abituati qui nel Salento. Nei momenti di ottimismo penso alle cose belle fatte: prima di PugliArmonica quando si parlava di Puglia si pensava solo alla pizzica, ora invece si pensa anche alla festa patronale, alle bande, alle luminarie. Non abbiamo inventato nulla ma posso dire senza paura di smentita che siamo “sul pezzo” e abbiamo contribuito a scrivere una nuova pagina della storia della tradizione delle feste patronali conciliandole con la realtà che viviamo, con la voglia di innovare sempre e con profondo rispetto. Ho emozioni positive che mi fanno essere fiducioso nel futuro prossimo. Penso che abbiamo lavorato bene, anche perché, vale la pena ribadirlo, non siamo frutto di un bando o di un progetto, ci siamo autofinanziati e siamo cresciuti con le nostre forze. E questo è motivo di grande orgoglio per noi.

Come è nata l’idea di dare vita all’associazione e come si è formato il gruppo fondatore?

L’idea nacque perché mi occupavo della festa patronale del mio paese. Ad un certo punto ho dovuto aprire la nuova azienda di famiglia, lavoro che non è mai stato nelle mie corde, ma era il momento di assumersi delle responsabilità e sostenere chi non ha mai smesso di farlo con me, i miei genitori. Per non far appassire la mia passione per il folklore e le tradizioni popolari, ho fondato PugliArmonica, e mentre mi faceva sognare, mi faceva scontrare con la realtà. PugliArmonica è stata gestita sin dall’inizio in modo molto professionale, come se fosse un’impresa, un’impresa culturale. Su questo punto mi soffermo: solitamente nel nostro territorio quando si parla di associazioni o di volontariato si pensa solo ad attività ricreative per il tempo libero. Territorio e cultura, invece, non possono riguardare solo il tempo libero. Il prodotto finale deve essere sempre professionale, con obiettivi chiari dall’inizio, guidati da tanta serietà. Riti, bande, luminarie, tutto questo non poteva morire con il mio allontanamento dal paese di origine, doveva vivere, così altre persone, amici, hanno appoggiato l’idea e siamo partiti da zero, motivati dalla passione. Tra loro, sono felice di nominare Fabrizio Morgagni, Gaetano Rosafio, Federico Mudoni, Giuliano Sabato.

PugliArmonica ha riacceso un faro su una serie di tradizioni che sembravano relegate ormai al passato, come se le avessimo messe in cantina, ad esempio la banda.

La banda come tutte le tradizioni è un nostro tratto identitario, fa parte di noi. La banda non manca mai negli eventi che curiamo, che siano di carattere religioso o di piacere. Ho lottato con tutte le mie energie affinché Lecce avesse la sua banda cittadina e sono riuscito a trasformare un sogno in realtà. Si chiama Banda di Lecce, è intitolata a Nino Farì che l’aveva promossa fino al 1995 e diretta dal mio amico, il Maestro Giovanni Pellegrini.

La pandemia ha messo a dura prova il settore dello spettacolo dal vivo e anche delle feste patronali che sono state sospese e la cui ripresa ha tardato rispetto a tutto il resto. Come si reagisce allo scoramento?

Quando non sapevamo cosa fare, abbiamo fatto di tutto per sbloccare la situazione, perfino un flash mob in piazza Sant’Oronzo a Lecce. Tutto nasceva dalla confusione comprensibile dei decreti in un momento di impensabile emergenza e dalla loro interpretazione. Ci siamo accorti che i luoghi, le città, i paesi, i cuori della gente, senza i riti, senza le tradizioni, senza la loro festa patronale stavano perdendo via via la loro identità, la loro unicità, il senso di comunità. Mi sono speso sin da subito e in prima persona per cercare un dialogo con la chiesa affinché valutasse lo sblocco delle feste e riaprisse alla gioia della condivisione.

Eppure la pandemia ha portato una sorta di consolidamento delle relazioni, è nata l’Associazione Luminaristi Pugliesi ad esempio.

L’Associazione Luminaristi Pugliesi è nata su impulso di alcune aziende leader nel settore che chiesero a PugliArmonica di fare sintesi e da collante. Sono tutte persone che collaborano con noi nella realizzazione delle feste. Oggi camminano da soli, hanno delle regole condivise, hanno chiesto il codice Ateco, hanno perfino una pagina social.

Si è arrivati anche ad un traguardo importantissimo, frutto del lavoro tra PugliArmonica e il consigliere regionale Donato Metallo: la proposta di legge regionale sulle bande musicali.

L’istanza è una sorta di riordino, che va a tutelare le bande da giro. Donato Metallo è presidente della commissione cultura e il valore della cosa sta nel considerare la banda elemento antropologico culturale per la Puglia. Il percorso è partito da un protocollo del 2019 siglato da sindaci, maestri concertatori e organizzatori di festival bandistici, ha richiesto un lavoro di organizzazione puntuale e faticoso. Si sono sentite tutte le parti, lungo tutti i territori, e si è arrivati all’istanza che speriamo diventi presto una legge che bene si inserisce nella valorizzazione e nella tutela del patrimonio culturale della nostra terra.

Durante la pandemia hai anche scritto un libro dal titolo: “Sentimento Popolare. Dal Salento al Gargano il racconto senza tempo delle Feste Patronali”.

Non avevo nessuna intenzione di piangermi addosso e ho cominciato a raccogliere materiale fotografico di cinquanta feste patronali, tutto quello che si legava ai riti e alle tradizioni doveva farne parte. Un omaggio al mondo delle tradizioni popolari. Il libro, è stato patrocinato e sostenuto dal Consiglio Regionale della Puglia – Sezione Biblioteca e Comunicazione Istituzionale “Teca del Mediterraneo”. Raccoglie in sé il racconto delle feste patronali – da gennaio a dicembre – che sono espressione massima delle tradizioni popolari più importanti e note della Puglia. Sono stato guidato dall’urgenza di raccontare l’euforia collettiva e la fede intima, i rituali ance­strali e le loro rivisitazioni contemporanee, il senso di comunità, di attesa, di appartenenza ai giorni della festa del santo patrono proprio in un periodo in cui le piazze erano e dovevano restare vuote.

I risultati più importanti di questo ultimo anno sono sicuramente due feste storiche e cruciali per la Puglia, San Cataldo a Corato e Sant’Oronzo a Lecce.

Aggiungo che a Trepuzzi siamo partner di un evento molto importante: il festival “Bande a Sud”. Quest’anno a Corato (Bari) è andata benissimo, abbiamo potuto organizzare la festa quasi “chiavi in mano”, con il nostro coordinamento, in tempi record, con la piena fiducia della “Deputazione Maggiore” e dell’amministrazione comunale. Abbiamo portato lì le migliori luminarie, i migliori concerti bandistici, il massimo della comunicazione, curando i dettagli, testimoniando, fornendo foto e video anche dei momenti rituali più intimi e riservati del cerimoniale. Sempre con decoro e nel massimo rispetto della solennità. A Lecce invece si è consolidata una bella collaborazione e quest’anno abbiamo portato ben tre nomi dell’arte pirotecnica campana, una vera eccellenza in tutta Italia.

Il format PugliArmonica ha funzionato anche nel privato. Sono tanti ormai i privati che vogliono organizzare le proprie feste, come matrimoni o feste aziendali, con gli elementi delle feste patronali. Secondo te perché?

Perché si ha bisogno di festeggiare nel vero senso della parola. Prima si facevano le feste per mangiare e bere, forse ballare. Oggi si è alla ricerca di emozioni, anche il turismo è così. Si vuole recuperare l’autentico, si vuole partecipare attivamente, essere coinvolti. La festa patronale conserva tanti piccoli gesti, riti, abitudini, profumi, colori che sono legati alla nostra infanzia, magari a momenti indimenticabili vissuti con i nonni da bambini. È una madeleine che si ricerca sempre da adulti. Poi, diciamo anche che è una tendenza, la moda si è fatta portatrice dello stesso concetto, basti ricordare l’impatto della sfilata Dior a Lecce, che ha aperto molto al format che noi promuovevamo già da tempo. Su tutte le aziende con cui abbiamo collaborato per eventi privati, cito la nota azienda Deghi e ASCLA che ha festeggiato i vent’anni di attività in piazza a Casarano, aprendosi alla gente, con la nostra direzione artistica.

Per concludere, la domanda di rito. I progetti futuri?

Sono tanti. Tra poco prenderà vita la Scuola di tradizioni popolari grazie al progetto “Tradizione Attiva” che ha vinto un bando. La tradizione sarà raccontata come cosa viva, non vecchia e desueta. Tradizione intesa come tramandare, consegnare, e in questo includo l’arte, il lavoro, il sociale, il folklore, tutto ciò che già fa parte delle nostre vite. In estate, poi, non mancherà l’appuntamento con il Premio PugliArmonica che cambierà un po’. Poi un’idea molto ambiziosa e corale, il futuro è tutto da scrivere e per scaramanzia non vogliamo ancora svelare nulla. Mi propongo di lavorare ancora per accrescere la consapevolezza del valore delle feste patronali, per sensibilizzare e motivare le istituzioni a sostenere quelle piccole realtà che fanno i salti mortali per custodire la tradizione. Se vogliamo che non scompaia è necessaria un’azione ufficiale e pubblica. E infine, posso dire di aver portato i valori di PugliArmonica in tutta la Puglia. Ora vorrei prendere la Puglia per mano e condurla in giro per l’Italia e, perché no, nel mondo.