È di tutti la Madonna, si sa, ma i carmianesi ne rivendicano una proprietà particolare.
A Carmiano, la Madonna, quella dell’Immacolata Concezione, non è semplicemente la madre di Gesù ma è la patrona del paese, quindi, a essere precisi, è la Matrona.
La storia di Carmiano, unico comune del Salento a vantare questo illustre patrocinio, si sviluppa così nel segno di un matriarcato eccezionale, che unifica nella figura di Maria la potenza di un femminile universale che genera, che accoglie, che consola, e che guida.
Tutto ha avuto inizio con un ritrovamento, quello dell’effige dell’Immacolata affrescata su una pila di pietra antica che, nel XVII° secolo, fu ripescata dal fondo di un pozzo.
Veramente il caso non avrebbe potuto incardinare i fatti meglio di così, conciliando in questa storia due simboli inequivocabili: l’acqua e il ventre della terra, i quali portano dritto dritto a qualcosa che nasce o che del nascere si occupa.
Comincia così, con questa pesca davvero miracolosa, la storia di un paese che si costruisce intorno all’energia luminosa e straripante della vergine piena di grazia, e che con grazia sa tenere insieme il nostro e gli infiniti mondi, che sul manto suo riluccicano con la luce adamantina delle stelle.
Perché non sono solo desideri quelle stelle sull’azzurro manto, ma sono mondi infiniti che brillano da lontano, che un mondo solo non basta a dire la Grazia di Maria!
I carmianesi, dopo l’evento eccezionale di quel ritrovamento, costruirono nel letto di una palude bonificata la prima chiesa popolare, opera non della ricchezza di pochi ma del poco di tutti che, donandolo, lo fecero moltiplicare.
Non fu la curia, dunque, né la nobiltà locale a dare inizio a questa storia d’amore e di devozione straordinaria,
ma il paese intero che costruì con la vergine e col mistero della sua purezza originaria un legame intimo, e corale.
La posa della prima pietra avvenne nell’ottobre del 1654, sui resti di una piccola domus costruita qualche tempo prima per custodire la sacra effige ritrovata la quale fu poi incastonata nel pregevole altare maggiore, realizzato dal maestro Giuseppe Zimbalo.
Da quel momento in poi e fino ai nostri giorni, a Carmiano, il legame con l’Immacolata è stato un crescendo di storie, di cura, di fede e di affetto che si è materializzato nelle forme più calorose e gioiose della devozione religiosa e della tradizione popolare.
Le giornate di festa dedicate alla Madonna sono tre, proprio come la sacra famiglia. C’è la data del 3 settembre, in segno di devozione profonda per la protezione ricevuta durante il bombardamento anglo-americano del 3 settembre del 1943. Poi c’è quella della seconda domenica di agosto, la festa estiva, per invocare a Maria come a Demetra la prosperità del raccolto. Una data, questa, tanto attesa soprattutto dai carmianesi emigrati all’estero, poiché ai festeggiamenti invernali non possono partecipare, ma che ogni anno, durante le ferie d’estate, tornano a rinsaldare, con la sacralità del rito, il legame con la comunità di origine.
Infine, c’è la festa dell’otto dicembre, l’ammiraglia, la festa delle feste, per celebrare Maria e con lei uno dei dogmi più importanti della cristianità. Un dogma che prova a ricordarci ancora oggi che il sacro nasce nello spazio liberato, bonificato nel silenzio e nella purezza. Perché immacolato non era solo il ventre di Maria ma anche quello da cui lei stessa era venuta al mondo.
Nella festa decembrina, il cuore immacolato di Maria scalda tutti i cuori e accende, e illumina la notte, e per tutta la notte la chiesa rimane aperta per accogliere i fedeli che da ogni parte accorrono nella casa della madre celeste, perché la Madre è la casa di tutti.
In questo dicembre 2025, a Carmiano, nei tre giorni dedicati a Maria, il 6, 7 e 8, con la frugalità di un pane semplice farcito come un pasto luculliano, con le pettole calde, il cioccolato e il vino, con la banda e i fuochi d’artificio, la festa incendierà la notte, e la grande anima popolare tornerà a danzare al ritmo incalzante dell’orchestra popolare de La Notte della Taranta.
Anche la Madonna forse danzerà, chi lo può dire! Danzerà per liberare questa terra da tutti i morsi della malasorte. Danzerà perché la danza è vita e il principio della Vita è tutto in lei.
Danzerà perché a Carmiano è una di famiglia. I Carmianesi la vestono, la svestono, e l’addobbano d’oro come una regina.
Perché non è soltanto la Madre di Gesù.
A Carmiano, l’Immacolata è la “Madonna Nostra”.
Annalisa Montinaro